Quinto giorno, 1 giugno: dal Grand Canyon a Laughlin
Lungo la strada abbiamo sostato in diversi punti iconici della Mother Road, a volte piccoli raggruppamenti di case e attività commerciali sorte per dare ospitalità e assistenza ai tanti viaggiatori che percorrevano la strada da Est a Ovest. Il periodo di maggior movimento fu durante il Dust Bowl, quando a causa delle tempeste di sabbia che colpirono molti Stati americani e il Canada ci fu una grande migrazione durante gli anni ’30 del ‘900. Conoscevo questo esodo dalle fotografie della grande fotografa Dorothea Lange. Il primo posto che si incontra è Williams, il cui nome deriva da quello del famoso trapper (nulla a che vedere con la musica moderna!) e cacciatore di pellicce William “Old Bill” Williams, ma questo l’ho scoperto dopo.
Un’altra sosta, davvero interessante, l’abbiamo fatta a Seligman: qui c’è il negozio dove fino a qualche anno fa Angel Delgadillo esercitava la professione di barbiere. Angel è conosciuto per essere stato l’artefice della rinascita della Route 66 come Historic Route 66, dopo che, a seguito della apertura della Interstate I-40, il traffico sulla Route era praticamente scomparso. Il fratello, Juan Delgadillo, è famoso per aver costruito nel 1953 lo Snow Cap Drive-In: davanti al locale piazzò una Chevrolet del 1936 a cui aveva tagliato il tetto, adornandola di clacson a tromba, fari e colori vari, compreso un albero di Natale sintetico nel retro. Abbiamo mangiato un panino con qualche specie di carne presso l’altrettanto iconico RoadRunner, locale con vendita di souvenir e articoli vari, caffetteria e cibo. Per chi non lo sapesse, il Roadrunner è un uccello tipico di queste parti, velocissimo corridore da cui il famoso cartone animato “Beep beep”.










Dopo Seligman, continuando in direzione di Laughlin, siamo arrivati a Hackberry, una vecchia città mineraria che dalla chiusura della miniera si è spopolata, diventando quasi una città fantasma. Sulla strada c’è l’Hackberry General Store, edificio recuperato dal passato che comprende un distributore di benzina con annesso negozio sul cui retro c’è una officina che era usata ai tempi in cui le auto che percorrevano la Route 66 erano spesso soggette a rotture, cedimenti e malfunzionamenti. Caratteristica del negozio sono le pareti ricoperte da banconote da un dollaro con nomi e date lasciate per ricordo dai turisti, cosa che ritroveremo in altri locali lungo la Route 66. Altra cosa degna di nota è il cartello al banco della cassa che recita: “Avviso per i ladri di negozi – noi non li perseguiamo, la nostra regola è di giustiziarli”!








E arriviamo finalmente a Oatman, inserita nelle Black Mountains, caratteristica città fantasma la cui peculiarità è nei numerosi muli che vivono in stato libero nella cittadina e nei suoi dintorni. Nel paese un cartello avvisa di non toccare i muli e di fare attenzione perché possono mordere e scalciare. Prima di arrivare a Oatman, dopo chilometri e chilometri di strada dritta, abbiamo percorso un po’ di strada ricca di curve e finalmente Marco ed io ci siamo sbizzarriti dando un po’ di gas e sorpassando qualcuno più lento. Anche qui il locale saloon è completamente tappezzato da banconote! Nel locale ci sono spillatrici e pennarelli per chi vuole attaccate al muro il proprio ricordo, anche noi abbiamo attaccato delle banconote da 1 dollaro con i nostri nomi scritti sopra. SI dice che nel locale ci siano circa 100000 dollari. Nelle strade polverose e sotto i porticati i muli camminano e mangiucchiano indisturbati, a volte nutriti dai turisti e dai proprietari dei negozi. Anche lungo la strada, sia mentre raggiungevamo Oatman e sia quando siamo andati via, c’era qualche gruppetto di muli. occorre fare attenzione.














Infine, dopo questa lunga giornata, siamo arrivati a Laughlin, alloggiando nello stesso albergo dove nel 2002 si scatenò una rissa violenta tra le bande di motociclisti californiani Hells Angels e Mongols, con tre morti e diversi feriti. Nell’Harrah’s Hotel ho visto per la prima volta un casinò immenso degli Stati Uniti, in attesa di vedere quelli ancora più grandi e famosi in tutto il mondo di Las Vegas. Laughlin sorge lungo il fiume Colorado, come per le altre destinazioni noi siamo rimasti nell’hotel o nelle immediate vicinanze. In hotel la colazione veniva servita direttamente ai tavoli, si doveva fare la fila aspettando che aprisse la sala breakfast, prendere posto e dopo poco arrivava la cameriera con un vassoio su cui c’era il menu tipico della prima colazione continentale: uova strapazzate (scrambled eggs), bacon e/o salsiccia, pane abbrustolito, a volte fagioli e patate a dadini. E poi l’immancabile tazza di caffè all’americana. Io ho sempre fatto questo tipo di colazione, mi piaceva e comunque non è che ci fosse altra scelta, non usano la colazione dolce degli europei.
Sesto giorno, 2 giugno: da Laughlin a Las Vegas
In questo giorno i ricordi sono un po’ confusi: di sicuro sono partito in moto e sono arrivato in moto alla Hoover Dam, la diga sul fiume Colorado e poi di sicuro sono arrivato a Las Vegas a bordo del van, forse perché la ruota posteriore della moto continuava a perdere pressione. Infatti ho delle foto scattate con il cellulare dall’interno del van. Probabilmente sarò salito nel van alla Hoover Dam, ho delle foto scattate da Chiara di me sulla moto alla diga.



La Hoover Dam è un’opera impressionante: inizialmente denominata Boulder Dam, fu costruita nel 1935, con ardua progettazione e immani lavori. L’ingresso è gratuito, noi ci siamo limitati a visitare l’esterno perché in un tour come il nostro, che ci porta in 8 giorni dal New Mexico alla California attraverso quattro Stati, è impossibile fermarsi a ogni attrazione per il tempo necessario a una visita completa. Dopo aver visitato la diga la nostra guida Stefano ci ha portati in un punto panoramico da cui è possibile avere una vista sul lago Mead, generato dallo sbarramento del fiume Colorado.





A Las Vegas abbiamo alloggiato al Golden Nugget, già guardare il quartiere in cui ci trovavamo dava un’idea di quello che ci aspettava sulla Strip. Il tempo di fare una doccia e cambiarci e Marco, Chiara ed io siamo scesi per andare a cercare il famoso negozio del banco dei pegni “Gold & Silver Pawn Shop”, sede della trasmissione televisiva “Affari di Famiglia” da pochi minuti già chiuso. Chiara ha cercato in tutti i modi di chiedere di entrare solo per un minuto ma non c’è stato verso. Puntata al negozio Harley Davidson proprio di fronte al nostro hotel e acquisto t-shirt. Poi abbiamo chiamato un Uber e ci siamo fatti portare al Bellagio Hotel, sulla Strip (Las Vegas Boulevard). Ho fatto incazzare la driver di Uber perché dopo averle detto di portarci al Bellagio lw ho detto di farci scendere al primo posto possibile sulla rampa verso la hall dell’Hotel.





Non descriverò tutto quello che abbiamo visto, sarebbe impossibile dire di tutto o tralasciare qualcosa, mi limiterò a dire che se l’America è “esagerata” Las Vegas lo è ancora di più e oltre! Siamo entrati al Bellagio, al Caesars Palace, al Venetian; abbiamo visto, fotografato e filmato i giochi di luce e acqua e musica delle Fontane del Bellagio; abbiamo girovagato nelle riproduzioni delle Calli e dei Canali di Venezia, con tanto di gondole sull’acqua e gondolieri che cantavano in Italiano! Lungo la Strip ragazzine con ali e copricapi di piume e… poco altro (in pratica solo gli slip!) pubblicizzavano non so cosa, forse spettacoli sexy. Tanto “quello che succede a Las Vegas, resta a Las Vegas” (cit. film “Una notte da leoni”). Abbiamo anche giocato (solo 15 dollari) alla roulette al Casinò del Caesars.
















È stato divertentissimo, le foto qui sopra rendono un po’ l’idea (ma anche non abbastanza). Siamo poi andarti a dormire relativamente presto, il giorno dopo avevamo il penultimo tratto di strada verso Victorville, ultima tappa prima di arrivare a Los Angeles, con attraversamento del Deserto del Mojave.
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