Primo giorno, 28 maggio: ora di partenza per Monaco ore 6
È un giorno in cui ho viaggiato per almeno 24 ore, con due scali intermedi e diversi cambi di fuso orario: da Napoli, all’alba, sono partito con Lufthansa per Monaco di Baviera dove sono arrivato dopo circa due ore di volo e qui ho fatto scalo per quattro ore. Alle 12:20 ora locale a bordo di un enorme Boeing 777 sono decollato in direzione,sempre con Lufthansa ma operato da United Airlines, USA, Texas, Houston George Bush Intl Airport, dove sono arrivato alle 16:25. Quattro ore soltanto? No no, non ho preso un razzo intercontinentale, c’è da calcolare il cambio di fuso orario andando verso Est, sono state circa 11 ore di volo da Monaco a Houston! Altre quattro ore circa di scalo, bottiglietta di Coca Cola pagata 8 dollari (!), poi mi sono incanalato verso i controlli di sicurezza dove tutti si dovevano togliere scarpe, cinture, telefoni, chiavi, ecc. e passare attraverso i body scanner. Al controllo del passaporto l’agente del TSA (Transportation Security Administration) mi fa alcune domande e tra queste mi chiede dove sono diretto, gli rispondo Albuquerque e lui mi chiede se c’è il mare… Io lo guardo e dico “ma mica c’è il mare ad Albuquerque!”. Ora, io parlo e comprendo discretamente l’Inglese, posso aver sbagliato a capire, ma è stata una strana domanda, come a voler scoprire chissà cosa con una piccola trappola. Vabbé…
Partito da Houston arrivo, in un paio di ore e un altro salto di fuso orario, ad Albuquerque verso le 22 ora locale, tutto contento ritiro il bagaglio e mi dirigo verso l’uscita per prendere un taxi e andare in albergo. Taxi? Quale taxi? Esco dall’aeroporto, convinto di trovare tanti taxi in fila a prendere i passeggeri in arrivo e vedo solo automobili e pick-up che passano senza nessun simbolo di taxi o noleggio auto. E ora, come faccio? Mentre stavo pensando di provare a cercare sul telefono il numero di una compagnia di taxi o dell’hotel per sentire se avevano un servizio navetta, mi si accende una lampadina nella testa: Uber! Qui funziona, queste macchine e pick-up che passano sono tutti Uber! E infatti alzando lo sguardo verso le colonne della pensilina dell’aeroporto c’era scritto “Uber pick up”. Non me ne ero accorto, avevo avuto un attimo di terrore trovandomi da solo in un Paese sconosciuto. Magari alla fine avrei chiesto a qualcuno, per fortuna parlo bene l’Inglese e lo capisco abbastanza. Apro l’applicazione di Uber e scrivo il nome della mia destinazione, Hilton Doubletree, mi compare il prezzo più conveniente e prenoto: arriva in cinque minuti una esagerata Audi Q5 nuova e super accessoriata. Finalmente in albergo, salgo in camera e mi perdo tra le quattro ascensori e i vari piani. La stanza era grandissima, con televisore enorme, lettone comodo e sveglia sul comodino, era stata impostata al mattino presto da qualcuno che era stato lì prima di me e mi ha svegliato molto prima del necessario. Nota: solo oggi, mentre scrivo, mi rendo conto che non ricordavo proprio la stanza dell’hotel di Albuquerque, segno che il jet lag aveva colpito! Ma no, non credo, ho viaggiato per 24 ore e devo dire che non mi sono sentito a disagio neanche il giorno dopo, quando sono salito in moto. Forse per questo il primo giorno è una tappa mini, da Albuquerque a Santa Fe’ sono circa 160 km.

Per completezza di informazione devo dire che la Route 66 completa parte dalla città di Chicago e dopo quasi 4000 km arriva a Los Angeles, sul molo di Santa Monica. Io ho scelto di fare il tratto che è più caratteristico, quello che appunto parte da Albuquerque e arriva sempre al Santa Monica Pier a Los Angeles. Le meraviglie non mancano neanche nel tratto Chicago – Santa Fe’ e la differenza di costo non è che sia eccessiva. Il tempo di percorrenza raddoppia, sono necessari una quindicina di giorni per fare tutto il percorso originale. Ero sicuro al 99% di essere in grado di fare tutto il percorso nella sua interezza, però non ho voluto esagerare ed andare più che sul sicuro. Chi può permetterselo, sia economicamente sia come tempo, è meglio percorrerla tutta. Penso sia anche importante aggiungere almeno due giorni extra: uno all’arrivo in America, se si fa tutta la Route 66. per visitare la fabbrica e il museo Harley Davidson; il secondo, essenziale in ogni caso, a Los Angeles.
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