Secondo giorno, 29 maggio: le moto, Santa Fe’
La mattina successiva, al risveglio, molto presto come detto prima (avrò dormito quattro ore, forse, ma con il fuso orario del posto), resto un bel po’ in camera e mi affaccio alla finestra: dall’undicesimo piano vedevo le strade di sotto e in particolare un incrocio dove tutti (TUTTI) si fermavano allo stop, poi decidevano chi dovesse passare secondo regole che solo loro sapevano. In realtà la regola sarebbe che chi arriva per primo a un incrocio ha la precedenza su chiunque altro arrivi dopo, quindi progressivamente dopo il primo arrivato passa il secondo, poi il terzo e così via.
Verso le 7 scendo a fare colazione, la prima colazione in America, la prima vera colazione americana: uova strapazzate, bacon, fagioli, salsiccia, pane tostato e caffè! Mi spazzolo tutto (non avevo cenato), lascio la prima mancia (in America si usa molto lasciare la mancia, se uno vuole ma è quasi un obbligo), torno in camera a prendere il bagaglio e scendo nella hall ad aspettare che mi venisse a prendere la guida di Eagle Rider. Nella hall noto alcune persone che sembrano proprio probabili compagni di viaggio e quando sento la lingua italiana cade la prima piccola preoccupazione: ci saranno altri italiani che renderanno meno complicato il viaggio? Sì, sono Marco e Chiara, una coppia dalla Lombardia che ha scelto il mio stesso itinerario. Poi si scopre che ci sono due Paraguaiani e due francesi che vivono in Spagna (o erano due spagnoli che vivono in Francia? Non l’ho mai capito, parlavano entrambe le lingue indifferentemente!).
Arriva Stefano, Stefano Trampetti, italianissima guida di Eagle Rider, che ci da il benvenuto al viaggio sulla Route 66 West. Con il van guidato dal simpaticissimo Mike Bernhard andiamo tutti alla concessionaria Harley Davidson Thunderbird, dove c’è anche una sede di Eagle Rider, in un edificio gigantesco. Primo acquisto di maglietta Harley Davidson targata concessionaria, poi ne ho comprate altre a Las Vegas e Los Angeles, più altre nei piccoli paesi lungo la Route 66. Abbiamo perfezionato la documentazione e l’assicurazione per le motociclette a noleggio e ci hanno dato una giacca da moto personalizzata, con protezioni alle spalle, ai gomiti e alla schiena, fodera termica interna rimovibile e resistente alla pioggia. Abbiamo scelto il casco e ci è stata assegnata la motocicletta, per la maggior parte tutte nuove con qualche migliaio di km. Io ho avuto una Street Glide anche se avevo chiesto una Ultra (come quella che guidavo nel 2025), Quindi siamo partiti alla volta di Santa Fe’, per la prima tappa del tour. Prima esperienza di guida sulle strade americane, con il traffico americano!





In America si viaggia e ci si comporta in modo diverso che in Italia e Europa: non esiste la regola del sorpasso a destra, si cammina liberamente in una corsia piuttosto che in un’altra, si sorpassa indistintamente a sinistra o a destra. Infatti, mentre percorrevamo una strada a due corsie per senso di marcia, un Big Rig ci ha sorpassato sulla destra. La maggior parte dei veicoli rispetta una distanza di sicurezza abbondante, la velocità è quasi del tutto omogenea e nei limiti di velocità, che sono tra 55 e 80 mph, dipende dalle strade. Qualche volta durante il tour abbiamo raggiunto anche 95 mph, che sono circa 150 kmh. Io ho percorso principalmente strade deserte e attraversato piccole cittadine, immagino che nelle grandi città ci sia traffico intenso come in tutto il mondo. Bisogna prestare attenzione ai potenti Big Rig o cosiddetti truck, i camion giganteschi: in genere vanno veloci (non esistono limiti di velocità specifici per i camion, sono uguali a quelli delle automobili) e non sono abituati a guide diverse da quelle comuni in America, per cui, come ci ha detto Stefano, se un’auto o una moto dovesse frenare senza ragion veduta o tagliare loro la strada c’è il rischio di finire sotto le ruote del camion. Comunque, con la guida sicura e affidabile di Stefano, non abbiamo mai corso alcun rischio. I camion negli Stati Uniti sono così grandi perchè fanno trasporti pesanti sul lunghe distanze. La fotografia qui sotto rende l’idea della maestosità di un Big Rig, un Western Star 574 con targa del Kentucky (area di sosta al confine New Mexico-Arizona).

A Santa Fe’ abbiamo incontrato il gruppo di motociclisti provenienti da Chicago che, come da programma, si sono uniti a noi per completare insieme il secondo tratto della Route 66. Loro, poverini, ci hanno raccontato di avere trascorso almeno un intero giorno sotto una pioggia torrenziale. Intanto mi accorgo che la moto che mi avevano dato aveva una perdita di olio attorno al filtro dell’aria all’altezza del cilindro posteriore, Stefano mi ha detto che ci avrebbe lavorato e nel caso avrei preso la moto di riserva dal carrello del van. Abbiamo avuto del tempo libero per girovagare nel centro storico, vedere un piccolo mercatino di artigianato dei nativi. Loro stavano tutti seduti per terra in fila sotto a un colonnato della piazza del centro storico, metteva un po’ di tristezza a vederli così. Siamo stati in locale a mangiare un terribile burrito (siamo in New Mexico, ma comunque i burritos ci hanno inseguito per tutto il viaggio) e poi siamo tornati in albergo dove noi tre amici italiani abbiamo mangiato una pizza niente male. A dormire relativamente presto, domani ci attende una tappa un po’ più lunga.







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